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Mostre

29.02.                    25.04.2008

Edi Hila

Senza Angeli

Edi Hila 1
Edi Hila 2

Ausstellungsansichten

Edi Hila 3
Edi Hila 4

Nel 2007 Edi Hila ha trascorso due mesi a Villa Romana e dal soggiorno sono nate opere che riflettono sia l’esperienza fiorentina sia i ricordi passati dell’artista.

Hila conosceva la città toscana dal 1974, quando aveva effettuato un tirocinio di tre mesi alla Rai su incarico della nascente televisione di stato albanese. Rientrato in patria, la realizzazione di un'opera d'arte che gli era stata commissionata gli costò una condanna a tempo indeterminato ai lavori forzati, e per tutta la durata del regime di Hodscha gli fu vietato esporre le proprie creazioni.

Per oltre due decenni, la produzione di Edi Hila si è sviluppata a porte chiuse e in questo esilio interiore è stata alimentata essenzialmente dal ricordo di Shkoder, la città natale sul confine settentrionale dell’Albania, un tempo di orientamento umanista. Dopo il crollo della dittatura di Hodscha, Hila ricevette una cattedra all’Accademia di Belle Arti di Tirana, dove egli stesso aveva studiato negli anni ’60, e diventò un importante punto di riferimento per la nuova generazione di artisti albanesi. Negli anni ’90 la sua prassi pittorica si è aperta ai processi di trasformazione, talvolta violenti, che hanno interessato il paese. Allo stesso tempo, tuttavia, nei dipinti di Hila domina una calma inquietante e i soggetti appaiono velati da una patina di irrealtà, di finzione.

"Dopo il 1974, dopo il viaggio a Firenze, sono stato costretto a confrontarmi con il senso della vita in relazione alle possibilità e ai limiti che determinano la libertà dell’artista. Per me Firenze ha rappresentato il primo contatto con la vera arte, è stata una grande gioia vedere da vicino i valori dell’originale. Poi ogni cosa ha cominciato di nuovo ad agire da lontano, sotto forma di ricordo, punto di riferimento, esperienza indispensabile, resti di una realtà che non avrei più potuto rivivere. E in queste condizioni dovevo sopravvivere, esistere. Adesso, dopo così tanti anni, lavorando a questo progetto sono riemersi molti dei sentimenti del passato. Non è stato un caso. Di tutto ciò che ho visto durante la mia permanenza in questa bellissima città, ho scelto come modello il cane di terracotta nel giardino di Villa Romana. Forse è Cerbero, mezzo cane e mezzo dragone, come si legge nel VI canto dell’Inferno dantesco ‘abbaiando agogna’. Allo stesso modo, il trittico, anche se per i suoi contenuti non è legato direttamente alla serie di Firenze, racchiude in sé molto del gusto e del sentimento classico, unito al peso delle problematiche che ho affrontato in quel periodo." (Edi Hila)

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