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Interviste

Suono Corpi Risonanze

I musicisti Emanuele Torquati e Francesco Dillon in conversazione.


Rapporto tra suono e spazio

ET: Per il nostro lavoro di musicisti è molti importante trovare un buono spazio per l'acustica; è importantissimo sentire lo spazio e il modo in cui si produce il suono. Questo aspetto può variare molto: per esempio, dipende anche dall'audience. È una cosa che influenza molto il mio modo di suonare il pianoforte. Se mi trovo in un ambiente con un'acustica più secca devo fare molta attenzione a determinate questioni, mentre se sono in uno spazio con una risonanza maggiore devo, per esempio, stare attento a usare meno il pedale, e così via. A volte percepisco una differenza davvero straordinaria nello stesso spazio quando è vuoto, durante le rpove, rispetto a quando si riempie di spettatori, perché cambia davvero moltissimo. Quindi direi che il rapporto tra spazio e suono è molto importante. E allo stesso tempo è un aspetto davvero imprevedibile dell'esecuzione, e può influenzare anche il modo in cui si interpreta un brano. Forse per gli archi è un po' diverso.

FD: Sono completamente d'accordo con te, ma in un certo senso per gli archi è anche più estremo. Una parte cruciale del lavoro è percepire quando il tuo strumento suona pieno e ricco di armoniche e quando invece è molto secco o c'è anche troppa pressione; questo cambia completamente l'ispirazione che trai dal suono che produci. È un aspetto fondamentale di un buon concerto. A volte combatto col suono che viene dalla sala, e d'altro canto a volte il luogo in cui si suona aiuta molto. Se è possibile esplorare in anticipo il luogo in cui si suonerà, si possono anche fare scelte di repertorio particolari. C'è musica che funziona alla perfezione in un luogo con forte riverbero e altra che ha bisogno di un'acustica più secca. Prendiamo sempre in considerazione questi aspetti nella scelta della musica da suonare.

ET: Il mio insegnante di Londra, Ian Pace, mi diceva sempre di lasciar parlare il suono, non solo nella nuova musica ma anche nel repertorio tradizionale. Quindi questo è anche un modo di interpretare la musica nella sua relazione con lo spazio in cui si suona.


Esperienze brutte e/o belle


FD: Rispetto alle esperienze brutte o belle, devo dire che quest'anno per esempio sono rimasto piuttosto scioccato (anche se questa è un'espressione forte) dal fatto che non voglio più registrare in uno spazio con un'acustica secca. Nella musica classica c'è quest'abitudine di registrare in studi costruiti per un suono pulito, in cui il riverbero viene aggiunto in un secondo momento durante la postproduzione. Solo ora, dopo varie esperienze, capisco che questa idea non mi piace. Sono alla ricerca di una buona acustica per suonare, perché mi sono reso conto che non posso suonare al meglio in un ambiente dall'acustica molto secca e cattiva. Per suonare con la massima ispirazione ho bisogno di un suono di buona qualità che mi ispiri.

ET: Per la musica classica il posto in cui si suona è molto importante, forse anche di più che per altri tipi di musica perché di solito non usiamo amplificazione. Di quando in quando si deve avere a che fare con spazi diversi, ed è vero che quando l'acustica è molto secca sembra che il suono si perda; è un po' come essere nudi. Non sai quello che stai facendo, perché non puoi rilassarti e ascoltare la risonanza a causa del fatto che il suono si ferma dopo pochi secondi. È scoraggiante.

FD: Al tempo stesso, bisogna dire che a volte anche troppa risonanza per un certo repertorio può uccidere la musica. Per esempio mi annoiano sempre di più i concerti nelle grandi chiese. La musica può davvero essere distrutta da un riverbero eccessivo, perché la struttura del brano musicale spesso diventa indistinta. Per questo motivo torniamo alla prima cosa che abbiamo detto sulla scelta del repertorio giusto per una certa acustica.

ET: Negli ultimi anni, quando si costruisce una nuova sala concerti si discute molto sull'architettura e sul modo di progettare il luogo giusto per l'acustica. Personalmente non conosco l'argomento nel dettaglio. Come musicista, quando arrivo in una sala concerti e suono, e sento che il suono esce bene, mi sento a mio agio. Non sono tanto interessato a questioni specialistiche sull'acustica, non sono un tecnico del suono. Quando il suono è naturale e non sembra eccessivamente elaborato, per me va bene. Non cerco un suono speciale, perché tento di creare da solo il mio suono. Però ci sono interpreti con un approccio diverso, che stanno molto più attenti a questi aspetti del suono e di come viene prodotto. Dal punto di vista tecnico, sono più per l'approccio di produrre il suono col mio corpo, se vuoi. Se mi sento a mio agio per me va bene, e posso davvero interagire con lo spazio e l'acustica.

FD: Devo dire, visto che si parlava di nuove tecniche, nuovi spazi e nuove ingegnerie del suono, che per quanto mi riguarda resto sempre stupito quando mi accorgo che la maggior parte di questi nuovi spazi, con tecniche stupefacenti dietro il suono, molte volte sono estremamente artificiali, il che è molto spiacevole. In Italia per esempio abbiamo il grande architetto Renzo Piano, che negli ultimi anni ha costruito molti auditorium e sale da concerto bellissime a vedersi. Sono spazi meravigliosi, ma la maggior parte di essi ha una risonanza spesso troppo elevata, che suona strana. La produzione del suono, come ascoltatore e come esecutore, è molto innaturale. Questo mi stupisce, perché mi rendo conto che secoli fa gli spazi per la musica venivano costruiti senza tutte queste conoscenze tecniche, senza computer, ma con molta saggezza, intelligenza e idee naturali sul suono. Oggi la loro acustica sarebbe molto migliore che nei nuovi spazi.


Suonare all'aperto


FD: Per quanto riguarda gli spazi aperti, direi che per me il primo concerto all'aperto in estate rappresenta sempre un piccolo momento di panico; è un grosso cambiamento, ed è molto raro sentirsi davvero a proprio agio all'aperto. È molto importante avere, anche all'aperto, un qualche tipo di spazio chiuso, un chiostro o qualcosa del genere, perché non si può suonare il mio strumento, cioè il violoncello (e penso che per il pianoforte sia lo stesso), senza una qualche struttura diero, perché altrimenti il suono si perde. Ogni volta l'impatto con la musica all'aperto è molto difficile, ma poi in qualche modo ci si abitua.

ET: Bisogna trovare il proprio metodo personale. La prima volta per me è stata davvero terrificante, ma dopo qualche tempo mi sono sentito molto meglio. Certo preferisco sempre suonare al chiuso. È vero che se si suona, per esempio, in un chiostro con una struttura dietro, è molto meglio che suonare all'aperto senza amplificazione; come ha detto Francesco, il suono si perde completamente.

FD: Ti ricordi di quella pessima esperienza che abbiamo fatto insieme come duo in uno de nostri primi concerti? Eravamo in questa Villa Medicea di Artimino. In realtà lo scenario era meraviglioso, il posto più bello mai visto, ma …

ET: Penso che fosse più per via del vento.

FD: Sì, è vero, ma anche perché non avevamo niente dietro; era completamente vuoto. Era difficilissimo ascoltarci a vicenda.

ET: In effetti negli Stati Uniti, per esempio, fanno sempre concerti all'aperto, anche con grandi orchestre sinfoniche, ma hanno vere e proprie sale da concerto all'aperto anche per i festival estivi. Non penso che l'Europa sia così progredita; credo che l'unico posto sia Berlino, con il "Waldbühne". Per noi è veramente difficile suonare all'aperto; ma alla fine si tratta forse del 10 % della nostra attività, quindi va bene.

FD: Quanto all'architettura contemporanea e la struttura che per noi funzionerebbe meglio, il materiale ideale è senza dubbio il legno, perché ha la risonanza migliore. I Romani avevano già scoperto che la forma dell'anfiteatro è la migliore per diffondere il suono.

ET: Infatti abbiamo entrambi suonato, e assistito a concerti, qui a Firenze nel grande anfiteatro romano di Fiesole. Per il pubblico è un ottimo posto in cui ascoltare un concerto: da qualsiasi punto la musica si sente benissimo. Se si suona serve un po' di amplificazione, ma è anche molto adatto. Forse gli antichi Romani avevano trovato un buon modo di ascoltare drammi eccetera, ma non musica. Ma a volte, anche se viene usato il legno, come per esempio alcune sale concerti a Roma o il Lingotto a Torino, l'acustica non è necessariamente così buona. È vero che è il materiale migliore, ma se non è usato nel modo giusto probabilmente non serve; dipende molto.


Solo / Ensemble

ET: Suoniamo anche come solisti, ovviamente, ma proviamo e collaboriamo con molte persone. Io e Francesco collaboriamo ormai da tre anni, e abbiamo sviluppato una vera e propria relazione musicale. Quando facciamo le prove (e questa è forse un'altra parte dell'esperienza di essere un musicista) non parliamo molto. Il nostro modo di comunicare è in gran parte fatto di gesti e della nostra sensibilità. Cerchiamo davvero di creare una specie di dialogo, nel suonare. Penso che sia importante avere col proprio partner musicale un rapporto così stretto da poter avere questo tipo di approccio, invece di parlare e parlare di musica, cosa che possiamo fare dopo le prove. La musica deve parlare da sé.

FD: Su questo sono d'accordo, ma penso anche che possa cambiare da progetto a progetto. Nel nostro duo dopo tre anni abbiamo capito che era meglio prima ascoltare e poi usare le parole. Parliamo quando è necessario, ma prima di tutto cerchiamo di capire ascoltando allo stesso modo. Per quanto possibile evitiamo di parlare e suoniamo qualcosa molto lentamente, per esempio, in modo da poter ascoltare in modo attento e profondo. Ci fidiamo l'uno dell'altro e sappiamo che non abbiamo bisogno di spiegare continuamente, ma ci trasmettiamo le cose suonando. Per noi funziona! Non è sempre così, dipende. A volte c'è da fare un lavoro diverso e occorre parlare, chiarire certi punti.

ET: Hai ragione, dipende, ma io penso che per un duo non sia così importante parlare molto.

FD: Per me è interessante provare per la prima volta con gente che non si conosce. Quando ci si incontra per la prima volta sembra che si debba dimostrare che si sanno tante cose, quindi si parla molto. L'altro musicista potrebbe non accettare il consiglio ma al contrario rispondere con altre informazioni per dimostrare che anche lui sa molte cose. È una situazione strana, e non fa bene alla musica.


Concerti memorabili come ascoltatori

FD: Parlando di concerti all'aperto memorabili a Firenze, non mi viene in mente un concerto di musica classica ma un concerto davvero spettacolare dei Radiohead, per esempio. Li ho sentiti due volte in due bellissimi spazi fiorentini: una volta in Piazza Santa Croce, che ha dimensioni adattissime ai concerti, e la seconda volta, due anni dopo, in Piazzale Michelangelo, dove la band suonava sopr il panorama di Firenze, con un effetto straordinario. Andò veramente bene, perché l'amplificazione era potentissima. Il punto non era più l'acustica naturale, ma la bellezza dello spazio e la potenza della musica. E tu?

ET: Ho avuto un'esperienza del genere, ma non a Firenze bensì a Napoli, nell'Arena Flegrea, dove ho assistito a un concerto dei Massive Attack veramente buono.

FD: Ricordo che molto tempo fa al Maggio Musicale Fiorentino fu allestita The Fairy Queen di Henry Purcell al Giardino di Boboli. Era una produzione fantastica, e uno dei concerti da ricordare. C'era una grande orchestra, diversa dalle piccole produzioni di musica da camera che facciamo noi.

ET: Preferisco godermi il paesaggio senza rapporti col suono musicale.

FD: Ma a volte può anche ispirare... A volte è bello non essere in un luogo convenzionale. Non molto tempo fa ero a Matera, nell'Italia del sud. Il concerto era eseguito in una grotta scavata dagli uomini preistorici. Ogni parte del concerto si svolgeva in una parte diversa della grotta. Lo scenario naturale ha contribuito al successo dell'evento, come anche il suono, che era davvero speciale.


Arte e scienza

ET: Quanto al rapporto fra arte e scienza all'inizio dell'era moderna, penso che esso sia molto forte non solo nella musica del XVII secolo come Bach o Händel ecc., ma anche nella musica contemporanea. C'è un forte interesse verso i numeri, il rapporto fra di essi e le differenze. Le ripetizioni sono molto importanti nella nuova musica. Forse possiamo fare riferimento a due esempi: uno è il compositore britannico Brian Ferneyhough e l'altro il compositore austriaco Bernhard Lang. Sono molto diversi, ma entrambi sono interessati a questo rapporto tra arte e scienza. Bernhard Lang lavora sul rapporto fra musica e struttura della ripetizioni in relazione a computer music e sistemi elettronici. Ferneyhough si interessa molto al rapporto fra musica e numeri.

FD: Se parliamo di musica e scienza probabilmente Xenakis è l'esempio migliore. Possiamo dire che la musica prima e durante il periodo barocco e quella contemporanea sono in stretto rapporto con la scienza, ma nel mezzo c'è la musica romantica. Quest'ultima andava in una direzione completamente diversa quella della poesia. Non vedo alcuna relazione fra la musica di Schumann e la scienza: la relazione è con la poesia e l'immaginazione. È vero che la musica medievale, o addirittura quella greca, e la musica contemporanea condividono questo forte rapporto tra numeri, scienza e musica.

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